La Certosa di Trisulti

La certosa di Trisulti

Collocata in uno dei più suggestivi paesaggi montani dell’intero centro ltalia, la Certosa di Trisulti è per grandezza e per importanza il terzo complesso abbaziale della Ciociaria. A 5 Km. dal centro del paese, circondata dal verde cupo di secolari foreste, si adagia il complesso in tutta la sua maestosità. Fondata per volontà di papa Innocenzo III che sostituì ai Benedettini del Monastero di S. Domenico il novello Ordine Certosino di S. Bruno. I maestri comacini nel 1211 ne iniziarono la costruzione che dopo varie ed alterne vicende ebbe termine nel 1768, cioè quasi dopo cinque secoli e mezzo, come del resto è ben provato dai diversi stili architettonici che ne caratterizzano le varie strutture. Dalla panoramica strada che la raggiunge si sfocia sul piazzale antistante la foresteria esterna. Una torre, nella quale si apre linea porta di ordine toscano disegnata dal pittore Giuseppe Caci nel 1701, costituisce l'ingresso della Certosa. Tale torre, nel XVI e XVII secolo, serviva anche da avvistamento degli eventuali briganti che infestavano la zona. Tanto è vero che il monastero per un certo tempo ebbe una guarnigione di soldati a sua disposizione. Varcato un primo ampio portale lo sguardo è attratto subito dal dipinto ad olio del Balbi dei 1862 che occupa la sommità dell’arco della seconda porta; esso rappresenta la Vergine della Provvidenza. Dalla seconda porta si accede ad un'ampia cordonata a gradoni che scende fino al piazzale principale. Qui si allineano in bella prospettiva le facciate della chiesa, della villa duecentesca di Innocenzo III e della foresteria nobile sulla cui parete esterna spicca l’orologio solare con i segni zodiacali. La chiesa in stile gotico è dedicata a San Bartolomeo, ha un duplice portale d'ingresso e si divide in due parti: la più grande con l'altare maggiore e il coro un tempo riservata ai religiosi, la minore adiacente all’ingresso, destinata ai conversi. Una sorta di iconostasi divide l’una dall'altra parte. In antico era proibito l’ingresso agli estranei durante le cerimonie religiose e l'officiatura corale; cosi come era vietato l'ingresso alla cappella di San Bruno e agli altri oratori a fianco della chiesa.

Gli stalli dei due Cori sono opera pregevole di scuola certosina del 1700, come pure la porta ad Intarsio che si apre nel muro di divisione. Alle pareti spiccano grandi tele del pittore napoletano Lippo Balbi con scene del vecchio testamento ed episodi di vita certosina. Due tele poste sugli altari della parte anteriore, raffiguranti S. Michele Arcangelo e S. Giovanni Battista e attribuite al Cav. D’Arpino sono state trafugate. Il preziosissimo altare centrale della seconda metà del 1700 è decorato con gemme, alabastri, marmi preziosi offerti dagli Asburgo all'allora priore di Trisulti. L’ambra incastonata nel timpano del ciborio ò stato anch'essa trafugata depauperando la Certosa di uno degli oggetti più preziosi. Anche il bel gruppo in bronzo dorato posto sul ciborio, attribuito al Bernini, e rappresentante il Battesimo del Cristo, è stato rubato da mani sacrileghe. Sulla sinistra del presbiterio si accede alla Sagrestia con mobili in noce di scuola certosina e nella volta affreschi della vita della Vergine già attribuiti al Cavalier d'Arpino. Sull'altare una bellissima tela del Caci raffigurante l'Annunciazione. I riquadri vuoti sembrano piangere la mancanza delle bellissime tele del 1500/1600 involate anch’esse dai soliti ignoti ladri. A destra del presbiterio si trova la cappella delle reliquie con una bella tela del Caci rappresentante S. Bruno e seguaci. Dalla chiesa si passa al piccolo chiostro che racchiude il cimitero certosino. A sinistra si apre la bella Sala Capitolare col pavimento ad intarsio sul fondo di noce scuro. Alle pareti otto meravigliose tele sulla vita della Maddalena probabilmente del Caci. Le tele mancanti sono state anch'esse rubate. Il grande chiostro dei padri e in stile rinascimentale, fu costruito nel 700 sul vecchio chiostro il cui piano si trovava più in basso rispetto al resto della Certosa Sopra il chiostro si trovano l’archivio contenente preziose pergamene e bolle pontificie mentre la biblioteca è stata trasferita in più ampi focali della foresteria nobile e delia villa di Innocenzo. Tornando indietro e risalendo la rampa cordonata che poggia all'ingresso, a destra, un cancello in ferro immette nei locali della farmacia. Vi si conservano vasi maiolicati abruzzesi, filtri in pelle, mobili, cristalli e un preziosissimo erbario. La volta ed il balcone presentano pitture in stile pompeiano. Un corridoio ed il salone sono stati dipinti dal Balbi. Questo pittore, che visse molti anni nella Certosa, trovandovi sicuro rifugio dalle persecuzioni borboniche, era un fervido amante della natura e, nelle sue passeggiale tra i boschi circostanti, portava sempre con se carta e matita per riprendere ogni fiore o pianta a lui sconosciuta. Tra i dipinti più noti e caratteristici che il Balbi ha lasciato nella Certosa, da segnalare quello a grandezza naturale di Fra' Benedetto Ricciardi, che diresse la farmacia per circa venticinque anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1863; questa figura ritratta sulla parete sembra vera dà una certa emozione al visitatore. Come sempre il luogo è particolarmente propizio alla meditazione ed agli studi. Sono sempre più numerosi, infatti, coloro che si rifugiano nella sua quiete dando cosi ragione a Francesco Petrarca quando afferma che “in esso esso lo spirito è portato al raccoglimento ed è rapito come fuori dal mondo…. “ tanto da “non aver mai trovato altrove tanto brevi giorni e tanto lunghe le notti”. La Certosa di Trisulti è stata dichiarata monumento nazionale nel 1890, e da 1947 è tenuta dai Padri Cistercensi.